Design tellers

Quando Venezia si specchia nel design lo fa con Kanz Architetti

When Venice reflects itself in design, it does so with Kanz Architetti

Year
2021, march

KANZ Architetti sono Mauro Cazzaro e Antonella Maione. Sette anni fa, nel 2014, hanno scelto di stabilire il loro studio a Venezia, dove lui aveva studiato all’università e dove anche lei viveva fin da piccola. Da lì, dopo aver lavorato come architetti, nel design di interni, nella progettazione di allestimenti e nel prodotto, hanno dato vita alla loro collezione di oggetti domestici. Così è nato il marchio KANZ.

Da sempre, questo è riuscito ad intrecciare, in modo del tutto naturale, il lavoro con l’anima della città. Gli elementi visivi del paesaggio lagunare – che oggi appaiono più malinconici che mai – tornano nella produzione del marchio come se esistesse una naturale correlazione, come se la forma delle cose nascesse spontaneamente dai riflessi sull’acqua.

È vero quello che dice Tiziano Scarpa in Venezia è un pesce, e cioè che Venezia “ti viene spontaneo toccarla. La sfiori, l’accarezzi, le dai i buffetti, la pizzichi, la palpi.” Come la città, anche quello di KANZ è un universo tattile e liquido, in cui gli oggetti, quando non sono bolle d’acqua (come i bicchieri Bubble), o onde nei canali (come il porta incenso Smoke), non lasciano il tatto a desiderare: la teiera M.u.m. ha una superficie materica e rocciosa e i vasi Dervish hanno la stessa texture del vetro lavorato dei palazzi storici, così come la bottiglia Calabaza. Sì, Venezia vorresti toccarla, e i prodotti di KANZ sono così simili all’essenza della città che ci danno un po’ la soddisfazione di accarezzarla.

Quando ho incontrato Mauro Cazzaro e Antonella Maione nel loro studio e showroom in Campo S.Barnaba, ho parlato con loro soprattutto di questo: del loro rapporto con la laguna, e di alcuni dei progetti a cui hanno dato vita.

Primitivi è una serie di vasi in cui lo stampo di legno e il vetro che vi viene soffiato dentro si compenetrano e costituiscono l’oggetto finito, un ibrido di materiali molto evocativo: «L’idea è venuta proprio dagli stampi per il vetro che una volta erano fatti di legno; abbiamo pensato di realizzare dei vasi in cui lo stampo non fosse più qualcosa da rimuovere, ma diventasse parte integrante dell’oggetto stesso, dopo averci soffiato dentro il vetro». Guardando i Primitivi viene da pensare a fotografie di dettaglio dell’incontro tra l’acqua e il legno delle bricole – i pali logorati dal tempo che punteggiano la laguna. Quando parlo di questa impressione mi rispondono che il riflesso che vedo negli oggetti non è frutto di un intento: «Quello con la città è un rapporto inconsapevole, qualcosa di abbastanza naturale. A un certo punto, a vedere questo paesaggio tutti i giorni, a certi elementi ti ci abitui, ti entrano negli occhi».  E la lingua che parlano gli oggetti è naturalmente quella del luogo in cui sono nati.

KANZ ha uno stile decisamente contemporaneo, che per questo è stato assimilato al design scandinavo e a quello giapponese. «Queste definizioni non ci dispiacciono ma sinceramente sono po’ limitanti… D’altra parte anche per essere “veneziani” siamo un po’ una mosca bianca, soprattutto nell’uso del vetro, perché il nostro è vetro borosilicato, non di Murano, e il borosilicato è visto dai muranesi come un vetro non nobile».

Il vetro borosilicato si lavora più o meno con le stesse tecniche di quello di Murano, come il soffiaggio o la lavorazione a fiamma ossidrica. Anche se viene considerato meno nobile, è molto più puro del vetro di Murano: nasce per applicazioni nella farmaceutica e nella medicina, dal momento che la sua trasparenza è talmente alta che non va a inficiare il colore del contenuto delle provette per le analisi. Per via delle sue caratteristiche, il borosilicato è un vetro molto usato nel design contemporaneo, sempre alla ricerca dell’essenzialità. «A noi però piace il colore» dicono «E forse questo è un nostro tratto molto veneziano, un po’ barocco…». I KANZ sono affascinati dalle tinte del vetro di Murano e se ci fate caso, nei loro oggetti noterete sempre una sfumatura gioiosa e colorata. Quando chiedo cosa li tiene legati a Venezia, mi dicono: «Non riusciamo ad immaginare un altro posto in cui vivere. Dove potremmo fare il nostro lavoro se non qui?»

Il legame di Mauro Cazzaro e Antonella Maione con la città non è solamente sentimentale, ma soprattutto produttivo: col loro lavoro di designer, i due hanno messo in piedi una vera e propria filiera in grado di esprimere al massimo le potenzialità del loro design, della materia che lavorano (principalmente il vetro e il legno), e dell’artigianalità contemporanea locale.

«Abbiamo un rapporto molto stretto con le officine e gli artigiani, siamo sempre in contatto con loro. Non è stato facile trovare la figura giusta che ci accompagnasse: qui la cultura artigianale è quasi “integralista”, è difficile trovare chi, pur facendo tutto a mano, sia disposto ad accettare la logica della ripetibilità del pezzo e a lavorare in modo sperimentale.»

E l’approccio sperimentale, nel loro lavoro, si vede. «Disegniamo la forma sempre confrontandoci con l’artigiano che la realizzerà. È andata così per la Bricola: abbiamo fatto un disegno e lo abbiamo rivisto con l’artigiano, che ci ha messo un po’ del suo anche e lì, davanti al tornio, abbiamo fatto delle prove». Anche i porta candela Mistake hanno preso forma in officina: «Il primo Mistake nasceva da un disegno, poi abbiamo voluto farne altri con lo stesso concetto: con l’artigiano abbiamo provato ad inventare altri tipi di strozzatura del vetro, che potessero essere controllabili…Ne abbiamo provate tantissime. Infine, volevamo che dalla forma emergesse un gesto, e che il prodotto costasse poco. Sui Mistake abbiamo lavorato così: in una logica di prodotto in serie, accessibile, che racchiudesse però in sé il piacere dell’errore e dell’irreplicabilità della lavorazione manuale». Infatti, aggiunge Cazzaro, «Lavoriamo solo con artigiani. La produzione industriale non fa per noi: ci limiterebbe troppo come numero di pezzi e diventerebbe difficile da gestire. Siamo piccoli, ci piace esserlo e poter gestire tutto direttamente. I numeri cominciano a diventare alti, ma gli artigiani tengono botta.»

L’esperienza di Mauro Cazzaro e Antonella Maione non è unica e fa parte di un panorama contemporaneo che si allontana sempre più dal mondo industriale che ha reso il Made in Italy famoso nel mondo. Oggi, il Design sta cambiando paradigmi, obiettivi, strumenti e anche atteggiamento: è Non Industrial Design. In questo caso, un design spontaneo, fatto di ricerca e sperimentazione, si è dimostrato in grado di sfruttare e valorizzare le risorse dell’artigianato locale, di creare reti e sinergie, di essere così poco tradizionale e allo stesso tempo così tanto “veneziano”. E se passate in Campo S. Barnaba, fate un salto nel loro showroom.

KANZ Architects are Mauro Cazzaro and Antonella Maione. Seven years ago, in 2014, they chose to establish their studio in Venice, where he had studied at the university and where she too had lived since she was a child. From there, after working as architects, interior design, interior design and product design, they created their collection of domestic objects. Thus was born the KANZ brand.

This has always managed to intertwine work with the soul of the city in a completely natural way. The visual elements of the lagoon landscape – which today appear more melancholy than ever – return to the production of the brand as if there was a natural correlation, as if the shape of things arose spontaneously from reflections on the water.

It is true what Tiziano Scarpa says in Venice is a fish , and that is that Venice “ it is natural for you to touch it. You touch it, you caress it, you pat it, you pinch it, you feel it. “Like the city, also that of KANZ is a tactile and liquid universe, in which objects, when they are not bubbles of water (like the Bubble glasses ), or waves in the canals (like the Soufflè incense holder ), do not leave the tact to be desired: the Mum teapot . it has a material and rocky surface and the Dervish vases have the same texture of the worked glass of the historic buildings, as well as the Calabaza bottle. Yes, Venice would like to touch it, and KANZ’s products are so similar to the essence of the city that they give us a little the satisfaction of caressing it.

When I met Mauro Cazzaro and Antonella Maione in their studio and showroom in Campo S.Barnaba, I spoke with them above all about this: their relationship with the lagoon, and about some of the projects they created.

Primitive is a series of vases in which the wooden mold and the glass that is blown into it interpenetrate and constitute the finished object, a very evocative hybrid of materials:“The idea came precisely from the glass molds that a once they were made of wood; we thought of making vases in which the mold was no longer something to be removed, but became an integral part of the object itself, after having blown the glass into it ». Looking at thePrimitives, one thinks of detailed photographs of the encounter between water and the wood of thebricole– the time-worn poles that dot the lagoon. When I talk about this impression, they answer me that the reflection I see in objects is not the result of an intent:«That with the city is an unconscious relationship, something quite natural. At a certain point, seeing this landscape every day, you get used to certain elements, they get into your eyes » . And the language that objects speak is of course that of the place where they were born.
KANZ has a decidedly contemporary style, which is why it has been assimilated to Scandinavian and Japanese design. “We don’t mind these definitions but honestly they are a bit limiting … On the other hand, even to be” Venetian “we are a bit of a white fly, especially in the use of glass, because ours is borosilicate glass, not Murano, and borosilicate is seen by the people of Murano as a non-noble glass » .

Borosilicate glass is worked more or less with the same techniques as that of Murano, such as blowing or blow-drying. Even if it is considered less noble, it is much purer than Murano glass: it was created for applications in pharmaceuticals and medicine, since its transparency is so high that it does not affect the color of the contents of the test tubes. Due to its characteristics, borosilicate is a glass widely used in contemporary design, always in search of essentiality. “But we like color” they say “And maybe this is a very Venetian trait, a little baroque …”. The KANZ are fascinated by the colors of Murano glass and if you notice, in their objects you will always notice a joyful and colorful nuance. When I ask what binds them to Venice, they tell me: “We can’t imagine another place to live. Where could we do our job if not here? “

The bond of Mauro Cazzaro and Antonella Maione with the city is not only sentimental, but above all productive: with their work as designers, the two have set up a real supply chain capable of expressing the full potential of their design, of materials they work (mainly glass and wood), and local contemporary craftsmanship.

«We have a very close relationship with the workshops and the artisans, we are always in contact with them. It was not easy to find the right figure to accompany us: here the artisan culture is almost “fundamentalist”, it is difficult to find who, while doing everything by hand, is willing to accept the logic of the repeatability of the piece and to work in an experimental way. “

And the experimental approach, in their work, it shows. «We always design the shape by comparing ourselves with the craftsman who will make it. That’s the way it went for Bricola : we made a drawing and reviewed it with the craftsman, who put some of his hips in it and there, in front of the lathe, we did some tests » . Even the Mistake candle holders took shape in the workshop:«The first Mistake was born from a design, then we wanted to make others with the same concept: with the craftsman we tried to invent other types of glass bottlenecks, which could be controllable… We tried a lot of them. Finally, we wanted a gesture to emerge from the shape, and for the product to be cheap. We worked on Mistake like this: in a logic of mass-produced product, accessible, which, however, contained within itself the pleasure of error and the irreplicability of manual processing » . In fact, Cazzaro adds,«We work only with artisans. Industrial production is not for us: it would limit us too much in the number of pieces and it would become difficult to manage. We are small, we like to be and to be able to manage everything directly. The numbers are starting to get high, but the artisans are holding up. “

The supply chain they have built over the years, they say, «It was born spontaneously, without us realizing it. For about ten years now, craftsmanship has evolved in this sense: those who have survived the various economic crises of the last fifteen years have made it because they have managed to evolve and open up to new projects, starting experiments. “

The experience of Mauro Cazzaro and Antonella Maione is not unique and is part of a contemporary panorama that is increasingly moving away from the industrial world that has made Made in Italy famous throughout the world. Today, Design is changing paradigms, objectives, tools and also attitude: it is Non Industrial Design . In this case, a spontaneous design, made up of research and experimentation, has proven to be able to exploit and enhance the resources of local craftsmanship, to create networks and synergies, to be so untraditional and at the same time so much “Venetian” . And if you pass in Campo S. Barnaba, take a trip to their showroom.